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Una nuova visione della morte (parte 1)

Cosa succede quando si muore?[1]

E’ così che Raymond Moody inizia il suo Libro La luce oltre la vita ed è senza dubbio questo uno dei quesiti più diffusi tra gli uomini di tutti i tempi. 

Fin da bambina mi sono chiesta cosa ci fosse dopo la morte e più precisamente, vista la mia educazione cattolica, se esistesse veramente il Paradiso. 

Parlando con mia nonna io e mio fratello eravamo soliti farle domande sull’aldilà e mentre lui le chiedeva di dargli i numeri del lotto una volta che fosse morta, io le chiedevo di venirmi a dire se il Paradiso esiste veramente.

Mia nonna è morta improvvisamente quando io avevo 20 anni e alcune settimane dopo la sua scomparsa l’ho sognata. E’ stato un sogno diverso da tutti gli altri in cui l’avevo rivista, qui ero cosciente che lei fosse morta… abbiamo parlato del suo funerale, del nonno che era rimasto solo, della nostra tristezza per la sua morte… poi ad un certo punto ho sentito come il suono di un clacson e lei mi ha detto che doveva andare. Mi sono girata e ho visto una macchina nera che l’aspettava per condurla su una strada luminosissima in salita, verso il cielo. Io sono rimasta ferma a guardarla e lei, poco prima di salire, si è voltata verso di me e mi ha detto con voce ferma e sicura:

“Chiara, quella cosa… esiste!”, poi è sparita e io mi sono svegliata con la certezza che mia nonna fosse tornata per mantenere la promessa che mi aveva fatto.

Questa è stata la prima volta in cui ho avuto delle conferme sull’esistenza dell’aldilà. Una conferma che seppure da una parte mi ha tranquillizzata perché per natura ho bisogno di certezze, dall’altra però non mi ha tolto la paura della morte. Questa come sofferenza di dover lasciare la vita terrena e soprattutto le persone a me più care è rimasta ancora per diversi anni.

Nel 2016 sono andata a fare una vacanza a Bali e lì ho avuto i miei primi contatti con una visione della morte totalmente diversa da quella cui siamo abituati noi. Il rito funebre della cremazione è più un’occasione di festeggiamento che un momento di tristezza per i balinesi, poiché ritengono che tramite questo rito l’anima del defunto venga liberata e resa disponibile per la reincarnazione. 

Sentendo parlare l’uomo che ci ha fatto da guida durante il nostro soggiorno si percepiva chiaramente questo sentimento diverso dal nostro nei confronti della morte e quando un giorno ci siamo imbattuti in un villaggio in cui stavano preparandosi per una cremazione comune tutto è diventato ancora più tangibile. 

La cerimonia della cremazione è un rito molto costoso e non tutte le famiglie possono permetterselo, così spesso il morto viene sepolto normalmente e dopo alcuni anni il villaggio organizza una cerimonia collettiva per tutti i defunti. Ogni famiglia partecipa attivamente alla preparazione tramite un componente che per alcune settimane non va al lavoro per aiutare nella realizzazione dei carri e degli oggetti necessari, tra cui ornamenti e cibo per i defunti. 

Il giorno della cremazione i corpi sono trasportati su assi ricoperte di stoffa, fiori, carta, nastri colorati e la processione è accompagnata da una banda musicale.

Le salme vengono quindi poste in delle bare a forma di animale a cui viene dato subito fuoco. 

Indipendentemente dallo scenario quello che si percepisce è proprio il senso di serenità, di gioia, di misticismo che rende questo momento davvero speciale, sicuramente molto diverso dai nostri funerali.

Quello che mi è rimasto impresso, anche a distanza di anni, è il senso di pace che aleggiava intorno alla morte, un senso non di distacco, di sofferenza, ma piuttosto un senso di accompagnamento verso un altro passaggio della vita. 

Dopo alcuni mesi mi sono imbattuta in un libro in cui si parlava di regressione alle vite precedenti e la curiosità mi ha spinta a fare delle ricerche e a decidere di sottopormi a una seduta.

Indipendentemente dal valore in sé di quello che ho potuto sperimentare e che mi ha aiutata moltissimo nella mia vita attuale, mi ha dato una visione finalmente diversa della morte.

Dopo questa mia prima regressione ho capito che la morte non è la fine di tutto ma solo un passaggio verso qualcos’altro. E’ stato bello poter sperimentare in prima persona il senso di benessere spirituale che si prova dopo la morte, quando ci si ritrova tra i Maestri, così come bella è stata la scoperta che si può tornare a rivivere e soprattutto incontrare di nuovo le anime delle persone per noi importanti.

Scoprire che ognuno di noi è qui sulla terra per compiere un percorso di crescita personale di cui le difficoltà sono parte integrante mi ha tolto la paura di stare sprecando il mio tempo ogni volta che mi trovavo a vivere momenti brutti o a fare cose sbagliate. Ho capito che fa tutto parte di un disegno più grande che abbiamo concordato noi prima di nascere.

Ora non posso che essere d’accordo con Raymond Moody quando afferma che la morte non è che un fatto esteriore[2]. Egli sostiene che non usa più quest’espressione, ma pensa che esista soltanto la vita: quando il corpo fisico non funziona più, lo spirito continua a vivere[3].


[1] Moody, La luce oltre la vita, Oscar Mondadori, 2018, pag.13.

[2] Moody, La luce oltre la vita, Oscar Mondadori, 2018, pag. 145.

[3] Moody, La luce oltre la vita, Oscar Mondadori, 2018, pag. 145.

http://www.ipnosiregressivavarese.it